CHE COS’E’ LA CHEROFOBIA?

CHE COS’E’ LA CHEROFOBIA?

LA CANZONE DI MARTINA ATTILI, CONCORRENTE DI X FACTOR, SPIEGATA VERSO PER VERSO

La paura sottile, pervasiva e paralizzante di essere felici. Questa è la Cherofobia: non una patologia vera e propria - tanto che non compare nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentale (DSM-5) -, ma un disturbo tanto invalidante da essere studiato da diversi professionisti che stanno sperimentando possibili trattamenti.

Martina Attili, giovane concorrente del celebre talent show X Factor, ha provato a raccontarla, cercando a soli 16 anni di tracciare i contorni di un disagio sfumato, che priva le persone delle emozioni positive, vissute come un pericolo terribile, di fatto tenendole in scacco in stati d’animo che oscillano dalla sensazione di minaccia perenne alla falsa tranquillità del malessere.

Come te la spiego la paura di essere felici
quando non l'hanno capita nemmeno i miei amici?
Mi dicono di stare calma quando serve
mi portano del latte caldo e delle coperte.

Già dai primi versi della canzone, è evidente come l’ansia sia la caratteristica principale di questo disturbo: un’ansia legata principalmente alla vita attiva che porta con sé il rischio della gioia. Le persone cherofobiche, infatti, non si sentono meritevoli della felicità e vivono con il timore costante del male, percepito come inevitabile, che le attende alla fine di un’esperienza positiva. “La felicità prima o poi finisce” è una verità talmente tanto scontata per un cherofobico che preferisce non conoscerne il sapore pur di evitare l’amaro che comunque arriverà: è solo una questione di tempo. Stare bene, nella migliore delle ipotesi, diventa soltanto una perdita di tempo, per altro aggravata dal retrogusto cattivo.

Come te la spiego tutta la pazienza
che ci metto ma non riesco a vivere senza
Una cosa che mi opprime
Che mi indichi la fine
Perché ho il cervello che è strafatto di spine.

Ed il mio cuore come un fiore
Crede ancora nel bene
Non sa che i petali,
cadranno tutti insieme
Sarà in quel momento che vorrà scoppiare,
Mi griderà di smetterla di amare. 

Chi soffre di cherofobia preferisce vivere senza eventi che possano turbare la propria tranquillità. Una tranquillità fittizia, di fatto sempre inquieta ma rassicurante perché nota. Un cherofobico rifiuta inviti alle feste, non vuole essere parte di un gruppo, rifiuta le relazioni e qualsiasi situazione che, portando con sé stati di benessere, di fatto movimentano le emozioni, rendendole incontrollabili e lasciandolo, una volta da solo, a fare i conti con il vuoto che lascia un momento di pieno benessere. Non essere mai felici, diventa l’unica ricetta certa per evitare di soffrire.

Questa è la mia cherofobia,
no, non è negatività,
questa è la mia cherofobia
fa paura la felicità,
questa è la mia cherofobia.
Ma tu, resta. 

Come lo spiego quando nessuno ti capisce,
quando niente ti ferisce
L'indifferenza più totale verso la forma astrale del male
abbiamo stretto un rapporto speciale. 

L’intento paradossale è di cercare una vita fatta dell’assenza di emozioni perché  rappresentano montagne russe dai picchi violenti e discese da capogiro. Un cherofobico esce dall’esperienza sociale della felicità come da una lavatrice emotiva: si sente frastornato e irrimediabilmente svuotato. Come se la situazione l’avesse prosciugato e lo lasciasse con le mani vuote. Quello che vince su tutto non è la valorizzazione del momento vissuto, ma un senso pesantissimo di perdita. Al contrario, le emozioni negative sono vissute come più stabili: il malessere culla e, con il tempo, diventa lo stato d’animo più familiare: preferisco stare sempre male perché so cosa mi aspetta, piuttosto che dover affrontare un “cattivo” inatteso, probabilmente persino maggiore, che sicuramente arriverà dopo che la felicità avrà esaurito la sua forza.

E provo a raccontarlo in ogni canzone
ma la gente pensa sempre "parli di altre persone"
Ma come tu così carina 

con la faccia da bambina
con la voce da piccina.

Ma la bambina é cresciuta troppo in fretta,
Tra i muri di una cameretta in cui ha iniziato a stare stretta
E ogni volta che qualcosa va come dovrebbe andare,
Penso di non potercela fare. 

Le persone cherofobiche si sentono incomprese e sole proprio per il paradosso della fuga dalla felicità: l’esatto contrario di quella che è da sempre l’aspirazione della specie umana e una inspiegabile fuoriuscita dal racconto quotidiano della vita messo insieme dal consumismo e dal mondo dei beni e servizi. Un cherofobico è in controcorrente sempre, soprattutto se giovane. Proprio la sollecitazione continua e l’over stimolazione propria della nostra epoca, infatti, incastrano i Millenials nella spettacolarizzazione delle vite, aggiungendo l’ansia di non essere all’altezza delle aspettative. Il valore di una persona è misurato anche dal numero di like che riceve sui social network: i nostri ragazzi esplodono di immagini di feste e vita sopra le righe che ancora di più accrescono la sensazione del vuoto reale.

Questa è la mia cherofobia, 
no, non è negatività, 
questa è la mia cherofobia 
fa paura la felicità, 
questa è la mia cherofobia. 
Ma tu, resta. 

Non tutte le persone che hanno un’avversione alla felicità necessitano di aiuto. Come in tutti i disturbi, conta quanto questi interferiscano con la qualità della vita dell’individuo e con le normali occupazioni di tutti i giorni. Generalmente, la cherofobia è una forma di protezione verso se stessi, un sintomo di conflitti, tragedie o traumi passati e non risolti. Per questo, ha sempre una soluzione: basta cercarla nell’ambito di un percorso che abbia all’orizzonte l’idea dell’individuo capace di amore per se stesso e che sia integrato senza criticità di rilievo nella sfera sociale di riferimento. Un percorso, per intenderci, che ciascuno di noi - cherofobici o no - dovremmo sempre trovare il coraggio di fare.

Michelle Castenetto
michelle.castenetto@gmail.com
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