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LA PAURA DI VINCERE

La parola Nikefobia deriva dal greco (“nike” vittoria e “phobos” paura) e significa paura di vincere.
Tale condizione si manifesta in ambiti che presentano competizione e si riscontra specialmente nel mondo dello sport agonistico.
Nel tennis abbiamo ben presente situazioni in cui un tennista si trova in vantaggio 6-2 4-2 e nonostante ciò perde al terzo set. Oppure situazioni in cui da scambi lunghi e tesi, si passa al così detto “braccino corto” con il timore di sbagliare, o ancora possibili match point buttati via.
Rendere di più in allenamento che in partita, mancare regolarmente gli appuntamenti sportivi più importanti, fallire ad un passo dal successo ormai sicuro, o essere l’eterno secondo sono i principali indicatori della nikefobia.

PERCHÉ MAI AVERE PAURA DI VINCERE?

Lo scopo dello sport agonistico è di competere per vincere. Eppure diversi atleti dotati di grandi potenzialità, quando sono a un passo dal chiudere la partita mettono in atto dei meccanismi specifici che assumono le sembianze di un vero e proprio “auto-sabotaggio”.
Sottesa alla paura di vincere c’è spesso la convinzione che il successo richieda delle capacità che si ritiene di non padroneggiare.

PRINCIPALI IMPLICAZIONI COINVOLTE NELLA NIKEFOBIA:

1) Il ruolo delle aspettative: quando un atleta è considerato forte e talentuoso, ma egli non si percepisce tale, può incorrere la paura di non essere all’altezza delle aspettative delle figure di riferimento (allenatore, familiari, compagni) o del pubblico, così si innesca un meccanismo che gli permette di rimandare a un futuro prossimo la vittoria attesa come se quel giorno fosse anche il giorno della verità.

2) La cattiveria agonistica: Per vincere serve una certa dose di aggressività, se però l’atleta è cresciuto in un ambiente dove essere aggressivo è sinonimo di sbagliato, è probabile che in campo l’atleta senta di disubbidire ai propri valori facendo emergere in lui il senso di colpa.

3) La responsabilità della vittoria: raggiungere importanti vittorie può portare a nuove responsabilità come quella di dover mantenere il livello che si conseguirebbe qualora si vincesse una certa competizione. La paura di non riuscire a mantenere uno standard di prestazione alto, la paura di deludere le nuove aspettative che si potrebbero creare, il timore di affrontare avversari sempre più forti, sono tutti fattori che possono portare al blocco della prestazione agonistica.

COSA SI PUÒ FARE?

Domandarsi quale sia il significato della vittoria e quali i timori sottesi è il primo passo da compiere. La psicologia dello sport affronta la nikefobia insieme all’atleta indagando le sue attese e quelle di chi fa parte del suo ambiente.
Lo psicologo dello sport, in questo caso, lavora principalmente sull’autoefficacia percepita, sulle risorse proprie dell’atleta, sul goal setting, sulla gestione dello stress per mezzo di tecniche di rilassamento, andando a co-costruire un nuovo e più efficace pensiero positivo.

Michelle Castenetto
michelle.castenetto@gmail.com
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